In occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Banco Farmaceutico, alla presenza dell’Arcivescovo Mario Delpini, abbiamo potuto visitare la parrocchia Ognissanti di via Bessarione 25 e abbiamo conosciuto il parroco, don Federico Cretti. La chiesa si trova al confine del municipio 4 e fa parte del decanato Vigentino.
Per conoscere questa realtà rivolgiamo alcune domande al parroco.

Ci può sintetizzare la storia della sua parrocchia?
«La parrocchia Ognissanti è stata fondata il 6 ottobre 1968, ma nei primi anni… mancava la chiesa! Si celebrava messa nell’attuale salone parrocchiale; poi finalmente nel 1976 è stata consacrata e inaugurata l’attuale chiesa. La parrocchia per lunghi anni è stata guidata dal parroco fondatore don Silvio Contini (dal 1968 al 1996, anno della sua morte). Molti ricordano ancora con grande affetto e riconoscenza la sua “paternità spirituale” e l’impronta che ha dato a questa comunità cristiana e che ancora oggi è rimasta nel modo di vivere la vita della parrocchia, pur nei grandi cambiamenti che ci sono stati
negli ultimi decenni.»

Oltre alle funzioni religiose, quali attività si svolgono all’interno e per quale fasce di fedeli?
«Anzitutto rimane questo desiderio di vivere una dimensione familiare, fraterna, aiutata dal fatto che è una parrocchia semplice, senza troppi gruppi, iniziative e attività. Anche il tempo del Covid ci ha aiutato a rendere essenziale la nostra proposta cristiana: la preghiera e la celebrazione dei sacramenti, la carità nei confronti dei più poveri, l’attenzione ai “piccoli” e agli anziani.»

 

In particolare per i bambini e i giovani quali proposte presentate?
«Ci sono le attività tipiche di ogni parrocchia e oratorio, nel desiderio di far “sentire a casa” nella comunità cristiana i bambini che iniziano a frequentare il catechismo. Molti di loro crescendo continuano a vivere l’oratorio come luogo di amicizia, di crescita nella fede e poi (se scelgono di diventare animatori, all’inizio delle superiori) anche nel prendersi cura dei più piccoli. Una grande ricchezza in questo momento della nostra comunità è proprio la presenza del gruppo degli adolescenti, 18enni e giovani universitari, nel loro essere educatori dei bambini e dei ragazzi e nel crescere comunitariamente nella vita di fede. Oltre alle attività in oratorio, arricchiscono molto il cammino dei singoli e del gruppo i momenti di uscita: vari ritiri di due giorni, la vacanza estiva di 10 giorni in montagna a luglio, alcune proposte per i giovani come ad esempio la “Giornata Mondiale della Gioventù” quest’estate a Lisbona con il Papa, a cui parteciperanno 27 giovani della nostra parrocchia»

Il quartiere è problematico sotto alcuni aspetti, come vi ponete nei confronti di essi?
«Tante famiglie vivono difficoltà economiche, cerchiamo di aiutarle tramite i servizi della Caritas. Mi colpisce come a fronte di aiuti tutto sommato modesti, c’è da parte di tanti un’enorme gratitudine: il fatto che ci siano dei volti di parrocchiani che ascoltano, si prendono cura, chiedono “come va?”, danno piccoli aiuti concreti… fa sentire le persone aiutate nelle difficoltà e meno sole, con uno sguardo più di speranza verso il futuro.»

La vostra comunità quali coinvolgimenti e riscontri positivi dimostra verso la vita religiosa e sociale?
«Il nostro quartiere è diventato nel giro di pochi anni molto più “multi-etnico”. Riflettendo con il Consiglio Pastorale su questa trasformazione, abbiamo scritto: “Come sarebbero poveri e vuoti il nostro oratorio, i nostri gruppi di catechismo, le nostre messe domenicali… senza gli stranieri”. Sono presenti soprattutto ragazzi e famiglie originari dallo Sri Lanka, dal Sud America, dalle Filippine».

Il libro “50 anni di cammino” è stato realizzato in concomitanza dei 50 anni della fondazione, da quale intento è stato ispirato e prevedete futuri progetti?
«Abbiamo voluto raccogliere nel libro una “testimonianza della bellezza di Dio” attraverso volti, episodi della storia della parrocchia, attività e iniziative. E’ stato bello raccogliere e affiancare i volti dei “fondatori” della parrocchia a quello dei ragazzi che continueranno nei prossimi decenni a camminare sulle orme di chi li ha preceduti. Futuri progetti li lasciamo… alla fantasia dello Spirito Santo, che credo ci stia suggerendo di continuare a vivere come comunità fraterna, con uno sguardo attento soprattutto ai piccoli e ai più bisognosi.»

Le dimostrazioni di una convergenza di azioni ed attenzioni verso la vita pastorale e comunitaria sono espressioni di buona prassi per una crescita in umanità e di fraternità fondamentale per tutti.

Antonella Damiani

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