Dopo Enzo Iacchetti il cartellone de Il Mecenate APS prosegue con il comico abruzzese Gabriele Cirilli, storico volto di Zelig e allievo di Gigi Proietti. Una prima milanese in scena dal 15 marzo.

 

Gabriele Cirilli | https://www.gabrielecirilli.com/immagini

Nun te regg più, con riferimento anche a una celebre canzone di Rino Gaetano, è il titolo del tuo show contro compromessi, tranelli, insoddisfazioni e ingiustizie: a chi ti rivolgi?
«Il titolo della canzone di Gaetano è stato il primo spunto. Mi colpì molto quando la ascoltai e soprattutto quando vidi in televisione la sua esibizione al Festivalbar: si presentò con un giornale dal quale leggeva tutto quello che non reggeva più. Più volte ho pensato di voler fare qualcosa del genere. Non una canzone – anche se in scena riproporrò un centone al quale ho cambiato il testo e nel quale chiaramente riporterò tutto quello che oggi non reggo più io – ma uno show molto vicino a questo sentimento di insoddisfazione, credo oggi diffuso in tanta gente».

 

“Credo che molte delle situazioni che non reggo più io oggi
siano esattamente quelle che non reggono più molte persone”

 

 

Per esempio?
«Non reggo più i call center, con gli operatori che ti chiamano alle 7 del mattino, alcuni senza educazione. Oppure la mania post pandemia di continuare a fissare appuntamenti da remoto: voglio tornare a litigare nelle riunioni di condominio dal vivo (ride)! Non reggo più le persone che ti dicono quello che devi o non devi fare. Come mia moglie che pretende di portarmi in vacanza a sciare contro il mio interesse…e infatti mi sono rotto una gamba (ride)! Non reggo più dover mangiare solo quello che fa bene, oppure fare diete perché a una certa età bisogna tenersi. È uno spettacolo di denuncia ma in salsa comica, comprese canzoni e balli. In scena con me anche alcuni attori della Factory di Cirilli, la mia scuola di recitazione. Uno show completo che definisco un patchwork di comicità».

 

“Forse solo nei momenti eccezionali ci rendiamo conto dei nostri anni,
mentre nella maggior parte del tempo siamo dei senza età”

Milan Kundera

 

Parlando dello spettacolo hai riportato una citazione di Milan Kundera (vedi sopra). Perché?
«Mi riferisco al fatto che ognuno di noi non sempre abbia la consapevolezza e l’intenzione di riconoscere l’età che ha. Anche io, quando mi guardo allo specchio vedo che i miei 57 anni ci sono tutti, però dentro la mia testa, il mio cuore e la mia anima sono ancora un bambino che ha voglia di costruire il proprio futuro. E contribuire a costruire e migliorare quello degli altri».

 

“Il tormentone ‘Voglio torna’ bambino’?
Era uno slogan che corrispondeva allo stato d’animo del momento in cui sono diventato padre
e ho affrontato nuove responsabilità”

 

Gabriele Cirilli ©Ph Claudio Sforza

Presente e futuro. In scena si riflette anche sul senso di stare al passo coi tempi: cosa significa per te?
«Stare al passo con i tempi è diventata un’esigenza per non essere tagliati fuori dal mondo. Significa accettare un tipo di presente nel quale, ad esempio, in un attimo si può arrivare a casa di qualcuno con una connessione e un messaggio attraverso i social. Eppure ho letto recentemente che una tempesta solare massiccia potrebbe causare l’interruzione delle connessioni internet – evento verificabile quando il Sole entra in uno dei suoi periodi più attivi, come appunto in questi anni. Da un lato ne sarei felicissimo. Perché? Si ricomincerebbe a vivere da uomini, come una volta. Rapporti autentici e appuntamenti veri. L’idea di essere costretti a reinventarsi, sia nel progresso che nel ritorno al passato, è uno stimolo che mi stuzzica molto».

Oltre a presente e futuro anche un occhio al passato, attraversando i generi dal teatro comico alla commedia degli equivoci, al cabaret, alle canzoni, ai monologhi e alle gag.
«Sì, tra numeri e canzoni inedite ci saranno anche miei momenti diventati classici. Pezzi storici che il pubblico adora rivedere e che ritroveranno spazio in questo impianto dalla tematica completamente nuova. Immagino sempre chi viene a vedermi po’ come chi va a un concerto di De Gregori e non vede l’ora di sentire nel repertorio Rimmel e La donna cannone

Dal primo one man show il tuo spirito comico ha continuato a evolversi cercando spunti a cui attingere: ieri Ninetto e Kruska, per citarne due, oggi invece quali personaggi ti stuzzicano di più?
«Prima adoravo travestirmi e interpretare personaggi, adesso mi piace più raccontarli: questa è la fase direi della maturità. Oggi non mi truccherei più. I fumettistici Ninetto e Kruska in quegli anni funzionavano bene per fare satira su un certo modo di vivere in borgata. Attraverso di loro volevo passare il messaggio del “dobbiamo essere felici delle nostre imperfezioni”. Perché nessuno è perfetto. E non basta inneggiare alla perfezione fisica: sempre meglio essere grassi che fare una magra figura!»

 

 

In scena ti chiedi anche “Chi stabilisce cosa è normale?” E io chiedo al comico che ha cominciato la sua carriera a metà anni ’80: in termini di “normalità”, come vivi il cambiamento della comicità con il sempre più pressante politically correct?
«Sui social ho letto un post che recitava: “Presto alle persone intelligenti sarà vietato fare qualsiasi riflessione per non offendere gli imbecilli.” Io ci rido, ma in parte sono un po’ spaventato. Mi riferisco anche alla mia recente partecipazione a Tale e Quale Show. Ad esempio non si può omaggiare Ray Charles perché c’è chi dice che si fa body shaming…ma de che? Ma come faccio a interpretare un cantante di colore da bianco e senza allusioni alla sua cecità? Non si può più prendere in giro nessuno. Neanche le bionde, perché il giorno dopo l’associazione bionde ti querela!»

 

“Io sono cresciuto guardando Tognazzi e Vianello che ironizzavano a tutto tondo, senza risparmi. D’altra parte per far ridere devi poter satireggiare. L’importante è che lo si faccia sempre con tatto, garbo e delicatezza.
E quello è stato sempre il mio stile”

 

Restando alla recente e fortunata esperienza di Tale e quale show insieme a Francesco Paolantoni, quale è stato invece il momento più alto per te, cimentandoti col canto?
«Sicuramente nei panni di Pavarotti, Claudio Villa e Johnny Dorelli – quella volta lo stesso Dorelli in giuria mi fece i complimenti. Con Paolantoni ho toccato momenti altrettanto belli, ad esempio quando ho interpretato Mina. In quel caso però con la consapevolezza di essere una coppia più intenta a cercare di suscitare ilarità piuttosto che far sentire la propria voce».

 

 

Non per imitazione ma per ispirazione invece quali sono stati i comici di riferimento che hai avuto in passato?
«Ho sempre amato i protagonisti della commedia all’italiana, da Walter Chiari a Nino Manfredi, poi Gigi Proietti, Vittorio Gassman e altri grandi capaci di toccare le corde della comicità e del dramma. E poi ancora cantavano e ballavano, erano completi. Tipi di artisti che oggi mancano, soprattutto in una contemporaneità in cui si dà troppo credito ai 10 secondi di Tik Tok. Condizione che è arrivata al punto di dare grande visibilità, far guadagnare molto ed essere invitati in giuria in un talent televisivo. E poi magari c’è chi si è fatto il mazzo per 30 anni e si trova a casa a guardare in tv questi soggetti…Lo trovo ingiusto. Sarebbe come iscriversi a medicina e avere il giorno dopo la laurea: prima si deve studiare, poi specializzarsi e infine operare. Così questo mestiere presuppone un percorso lungo, ma con l’era social sembra diventato tutto il contrario».

 

“Non si può eliminare la famosa gavetta: quella fa diventare davvero artisti”

 

Gabriele Cirilli ©Ph Claudio Sforza

Quando hai scoperto la vocazione della comicità e chi è stato il primo che ha creduto in te? Gigi Proietti?
«Proietti sicuramente ha creduto in me prendendomi nella sua scuola, ma prima ancora non posso dimenticare mia madre. A 6 anni già facevo le prime recite a casa e mamma mi spronava, mi diceva che ero bravo, voleva accompagnarmi in giro. Poi durante la vita ho avuto la fortuna di incontrare altre persone oltre a mia moglie e mio figlio, che ancora oggi mi incoraggiano e mi supportano».

 

“Prima era ‘Cirilli con…’ Adesso mi piacerebbe che fosse ‘Cirilli e…’
Sempre con la voglia di lavorare con i migliori”

 

Il progetto che vorresti realizzare presto o una importante collaborazione con un collega?
«Negli anni passati ho collaborato con tanti importanti colleghi. Adesso mi piacerebbe continuare a stare al fianco di qualcuno, ma diventando protagonista. E soprattutto in teatro, forse il settore che continua a regalarmi più soddisfazioni. Soddisfazioni personali, energia e felicità. La televisione mi ha dato popolarità, però quando sono in teatro provo sempre sensazioni uniche. Il teatro è stato il mio primo amore e non l’ho mai tradito».

Luca Cecchelli
© Riproduzione riservata

Si ringrazia Sara Di Giacinto per la collaborazione

NUN TE REGG PIÙ
Prima milanese
15 – 17 marzo 2024
di Gabriele Cirilli, Mattia Cirilli, Maria De Luca e Valter Lupo
Con Gabriele Cirilli
Regia Valter Lupo

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