Per tre mesi, Piazza Duomo non è stata soltanto una delle piazze più iconiche d’Italia: è diventata un hub internazionale di produzione televisiva.
Nel cuore di Milano hanno preso vita i TV Studios di Milano Cortina 2026, un’infrastruttura temporanea progettata con standard da grande evento globale, capace di accogliere broadcaster, atleti, ospiti e team di lavoro provenienti da tutto il mondo.
A coordinare questa macchina complessa è stato Roberto Regazzoli, 42 anni, milanese, ingegnere, da oltre due decenni in Sky Italia e oggi manager esperto di comunicazione ed eventi. Per questi mesi è stato “prestato” dalla sua azienda alla Fondazione Milano Cortina 2026, assumendo la responsabilità operativa degli studi.
«La gestione degli studi, in una location decisamente particolare, ha richiesto un coordinamento continuo tra televisioni, produzione, Comune, autorità, tecnici audio-video, sicurezza, logistica, ospiti, VIP e team editoriali. La sfida non era solo tecnica, ma anche operativa: garantire continuità, spesso h24 per via dei fusi orari, qualità e sicurezza in un contesto ad altissima visibilità, dove ogni dettaglio — dalla luce al timing — contribuiva alla riuscita delle dirette».
I TV Studios, gestiti insieme ad OBS (Olympic Broadcasting Services) hanno ospitato principalmente NBC Universal, CMG (China Media Group), entrambe con degli studi realizzati ad hoc, JTBC (TV coreana), l’Olympic Channel del CIO e altre emittenti internazionali.

Studio della NBC
Tra i momenti più significativi, Regazzoli ricorda l’arrivo della fiamma olimpica in Piazza Duomo: un passaggio simbolico che ha trasformato l’atmosfera degli studi, diventati il punto nevralgico del racconto olimpico in una piazza che, giorno dopo giorno, si riempiva di atleti e tifosi da tutto il mondo.
«Quel pomeriggio del 5 febbraio si respirava un’aria diversa. La piazza si stava animando con il villaggio degli sponsor e la musica dei DJ. La terrazza, in cima alla torre, si riempiva di telecamere e giornalisti in attesa della fiaccola, ultima tappa prima dello stadio di San Siro e poi del braciere dell’Arco della Pace. Per stemperare l’attesa e sorprendere i colleghi delle TV presenti, ho portato le mascotte, Tina e Milo, fino in cima alla torre e negli uffici: tra stupore e foto di gruppo. La parte più divertente? Far entrare le mascotte alte due metri nell’ascensore che portava alla terrazza».
Il giorno successivo la piazza si è svuotata completamente, chiusa per motivi di sicurezza, per accogliere capi di Stato, primi ministri e autorità internazionali, ricevuti dal Presidente Mattarella e dalla Presidente del Consiglio Meloni.
«È stato incredibile vedere Piazza Duomo completamente vuota dalle 14.00, avvolta da un silenzio surreale. Solo noi, le forze dell’ordine e le troupe televisive presenti fin dal mattino potevamo assistere, sotto un sole quasi primaverile, all’arrivo dei cortei diplomatici a Palazzo Reale. Poi, verso sera, tutti sono ripartiti per San Siro e la piazza si è riempita di nuovo in pochi minuti. Quel giorno è stato il più emozionante, coronato da una corsa con il mio team, durante la cerimonia, fino all’Arco della Pace per assistere all’accensione del braciere e ai fuochi d’artificio».

Roberto Regazzoli e la piazza Duomo deserta
I giorni successivi hanno assunto un ritmo più regolare: dirette, registrazioni, pulizie, gestione dei bagni («una delle attività più impegnative viste le piccole dimensioni, le 150 persone che giornalmente gravitavano nelle nostre facilities – tra personale degli studi e del Megastore – e le difficoltà a ricaricare l’acqua») e un flusso continuo di ospiti, da Snoop Dogg agli atleti medagliati, dalla presidente del CIO Kirsty Coventry a delegazioni internazionali.
In mezzo a tutto questo, anche la dimensione personale: la responsabilità, la fatica, le giornate infinite, la consapevolezza di vivere qualcosa di irripetibile e l’aspetto di una città che, per qualche settimana è cambiata: «era davvero emozionante prendere il tram, ogni mattina, nella mia via Tito Livio e trovarmi con volontari e colleghi che indossavano la mia stessa divisa, sorridevano, salutavano e chissà quale attività li attendeva».
Coordinare i TV Studios di Milano Cortina 2026 ha significato vivere dall’interno la complessità e la grandezza di un evento globale. Un’esperienza che unisce tecnica, responsabilità, emozione e consapevolezza: quella di aver contribuito a un racconto che il mondo intero stava guardando.
E alla fine, racconta Roberto, resta un’unica sensazione: «Come un atleta che per anni si allena e sogna questo traguardo, anch’io sento di aver indossato la mia medaglia olimpica».
