In via Archimede, all’angolo con viale Piceno, poco più in basso del livello della strada, si trova la tipografia Eredi Magnaghi, che quest’anno compie 90 anni di attività. Quasi un secolo dedicato alla stampa di etichette di ogni tipo, e non solo. In realtà, la sua storia ha inizio un decennio prima e con un altro nome. Il 17 novembre del 1936, però, Ernesto Magnaghi, all’epoca uno dei due soci, rilevò l’azienda. Fu così che nacque la società omonima.
Un sogno che, non senza difficoltà, divenne finalmente realtà, superando anche dopo pochi anni le difficoltà causate dalla Seconda Guerra Mondiale.
Se già fino ad allora la storia della tipografia era stata tutto fuorché semplice, il 4 ottobre 1944 Ernesto venne a mancare all’improvviso. La moglie, nonostante anche lei lavorasse in azienda, non se la sentì però di subentrare. Fu così che l’attività venne lasciata ai figli, Carlo e Aldo, di 20 e 19 anni e all’epoca ancora minorenni. Con il subentro della nuova generazione la Ernesto Magnaghi cambiò nome, ma non iniziali, diventando Eredi Magnaghi.

Grazie al boom economico del dopoguerra, il lavoro crebbe tanto da costringere la tipografia a espandersi per riuscire a stare dietro agli ordini. Nel 1952 la Eredi Magnaghi si trasferì da via Archimede 5 a via Archimede 56, dove tutt’ora si trova. Qui acquisì lo stabile composto da un grande laboratorio e uno spazio al piano superiore destinato a uso uffici. Aumentarono non soltanto gli spazi, ma anche i dipendenti, che raggiunsero nel corso del tempo il massimo storico di 22 persone assunte.
Uno degli articoli che in quel periodo ebbe grande successo furono le schede perforate, molto diffuse prima dell’era digitale, con gli anni ’60 arrivò poi la svolta delle etichette adesive, che andarono a sostituire quelle gommate che, come i francobolli, per attaccarsi dovevano essere umidificate.
Con il progredire della tecnica, l’automazione dei processi e l’avvento della stampa digitale, però, molte cose cambiarono. A cominciare dal numero di dipendenti: dai 22 del periodo d’oro si è scesi agli attuali 6.
Con il cambio di millennio una nuova generazione di Magnaghi entrò in azienda. Nel 1999 Carlo acquisì le quote del fratello Aldo, e i suoi figli, fino a quel momento rimasti fuori dall’azienda di famiglia, entrarono in società. Ancora oggi sono loro, insieme alla madre, i soci della Eredi Magnaghi.

L’interno della tipografia

Il 2016 segnò un nuovo capitolo per la ditta, con l’acquisto di un’azienda specializzata in nastri ed etichette in tessuto, rilevandone personale e macchinari.
Per quanto riguarda la clientela, spazia dalle cartolerie o altri rivenditori, che comprano per rivendere al consumatore finale, alle aziende o ai privati che acquistano direttamente. Uno dei punti forti della Eredi Magnaghi è la capacità di rispondere anche a chi ha bisogno di piccoli quantitativi, produzioni che molte altre tipografie rifiutano. Non a caso il motto dell’azienda è: “Il nostro pane è fare quello che non fa nessuno”. Negli ultimi dieci anni è poi stata fondamentale la presenza online, che ha permesso l’arrivo di nuovi clienti.
Sempre per la serie “fare quello che non fa nessuno”, uno dei prodotti di punta della tipografia sono i piccoli cartellini che vediamo nelle vetrine dei gioiellieri su cui viene scritto il prezzo. Si tratta di prodotti talmente piccoli e complessi da realizzare che ormai non li fa più nessuno. Tanto che le macchine con cui li producono non sono più in commercio e per la manutenzione si occupano loro stessi di creare i pezzi di ricambio.
La Eredi Magnaghi, però, non è certo l’unica azienda ad essersi accorta delle potenzialità del settore. Se fino a qualche anno fa infatti non c’era una grande concorrenza, oggi la competizione si è fatta più serrata. Questo perché quello delle etichette è un settore che non conosce crisi. «Ogni oggetto ha su un’etichetta» ci dicono, e come dar loro torto.

Arrivati poi al presente, non possiamo che chiederci se ci sarà una quarta generazione di Magnaghi che prenderanno in gestione la tipografia. Per ora i figli degli attuali proprietari si stanno occupando di altro ma, come abbiamo visto, questo non vuol dire niente. Per cui non possiamo che augurare alla Eredi Magnaghi altri 100 di questi anni.

 

 

 

 

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